Love Remains - Bobby Watson
Guardo verso il palco. Un pianoforte, un contrabbasso, un sax ed una batteria un po' anonimi, immersi in una luce calda che si riflette sugli strumenti facendoli luccicare.
E' principalmente la curiosità che mi ha portato ad uscire in questa tiepida serata di marzo. A Bollate si tiene la sedicesima edizione di un festival di jazz, mio papà e mio fratello vi hanno già partecipato negli anni precedenti e son sempre tornati soddisfatti, in più per i giovini c'è un super sconto. Perchè no, insomma. Dopotutto la mia conoscenza del jazz si limita agli Aristogatti, e male che vada lì si fermerà.
Mentre attendo l'inizio mi guardo intorno, anzi in basso perchè siamo un po' sopraelevati, e mi stupisco nel vedere un considerevole numero di giovini. Ingenuamente mi aspettavo un pubblico di matusa intellettualoidi e pure un po' snob.
Ma le mie osservazioni vengono presto interrotte, si abbassano le luci e fanno il loro ingresso 4 uomini di colore. Stranamente loro invece rispettano la mia immagine mentale del jazzista: completo scuro con farfallino, o dolcevita scuro con giacca e cappello. Quando parlano hanno la voce dei neri, un po' rasposa e profonda. Le chiacchiere durano pochissimo, è ora di far parlare la musica.
Attaccano, ed improvvisamente tutto si tinge di bianco e nero. Sono al tavolino di un bar, con una lampada dalla luce bianca fortissima che illumina un bicchiere di una qualche non ben identificata sostanza alcolica. Sono tornata indietro di più di mezzo secolo, ed intorno a me ci sono gangster in giacca e cravatta col cappello sulle ventitrè che parlottano foschi tra di loro. I pensieri mi arrivano come una voce fuori campo, dal tono basso, affascinante e beffardo. Anche la lista della spesa potrebbe sembrare il linguaggio in codice per parlare del prossimo colpo in banca.
Cambia il pezzo, e da quel bar chissà come mi ritrovo in un grande salone agghindato e lustro, a ballare con uno sconosciuto alto ed elegante. Sono nella pista da ballo di una nave (molto probabilmente il Virginian), infatti si oscilla un po'. L'atmosfera è gioiosa, sembra che tutti si stiano divertendo, specialmente il pianista..
Mi risveglio un po' da queste fantasie, inconfutabile sintomo della mia mente facilmente suggestionabile, e presto attenzione agli strumenti. Non si sente la mancanza di una voce, perchè il sax ha qualcosa di profondamente umano nel suono. E' incredibile come sembra che ognuno parli una sua lingua, insegua una sua personale melodia, e sorprendente scoprire come in realtà poi queste quattro voci si fondano meravigliosamente bene. E' come se un italiano, un inglese, un cinese ed un russo discutessero tra di loro ognuno nella sua lingua madre, e poi iniziassero tutti insieme a cantare in portoghese! Forse l'esempio non è proprio calzante, ma la mia formazione scolastica questo mi fornisce.
Esco dall'auditorium appagata da quello che ho scoperto. Ci sono altre 2 serate in programma, sono proprio curiosa di vedere cosa mi proporranno. Come per qualsiasi genere musicale esistono vari stili, e adesso sono ancora più motivata ad approfondire questa conoscenza.
martedì 13 marzo 2012
lunedì 20 febbraio 2012
"Ci vuole un passaporto particolare per i rompicoglioni" [cit. barbone nella stazione di Mestre]
(Il blog si fa più tecnologico! Da oggi basterà cliccare su titolo e autore della canzone correlata al post per poterla sentire direttamente da youtube! Ecco cosa succede quando si decide di smettere di ignorare la barra degli strumenti.)
Al pari dei parenti, i vicini di casa non ce li si può scegliere. Un giorno ti trasferisci in un complesso di villette a schiera ed incroci le dita affinchè le famiglie che andranno ad occupare le graziose casette vicino a te siano delle brave persone delle quali non dovrai mai lamentarti. Ebbene, per me è stata una speranza vana.
Premetto che mi ritengo una persona tutto sommato tollerante e paziente. Premetto anche però che queste belle qualità vanno a farsi benedire se si scontrano con la mancanza di sonno, cosa che è successa negli ultimi due giorni. Stamattina in particolare, ma avrò modo di parlarne più avanti.
In questo angolo di Bronx nella sperduta provincia milanese non è raro essere svegliati bruscamente da rumori molesti quali urla isteriche di liti tra sorelle o musica di discutibile orecchiabilità sparati a massimo volume. Il vicino della mia dirimpettaia (che disterà da me 10 metri in obliquo e con il quale fortunatamente non condivido nessuna parete) ha la simpatica abitudine di programmare tutti i suoi lavori di casa durante le vacanze. Per carità, è anche giustificabile che approfitti della pausa dal lavoro per dedicarsi a queste faccende. La cosa poco giustificabile è che di solito le suddette faccende richiedono l'impiego di strumenti molto rumorosi, per parecchi giorni di fila, dalle prime ore del mattino. Non c'è proprio nulla di meglio che essere svegliati dalla dolce melodia di un trapano elettrico alle 8 del mattino di un giorno festivo!
Ma, sarà perchè tutta la parte destra della mia villetta va a coincidere con la loro sinistra, i vicini più irritanti trovo che siano quelli che mi stanno di fianco. Abitata da una coppia di neanche troppo anziani sposi, non ci hanno dato grandi problemi finchè non sono diventati nonni. I nonni della peggior specie, di quelli che impazziscono alla vista di un bambino, tramutandosi in spietate macchine da versetti e vocine acute che darebbero il mal di testa ad un delfino.
Il bambino poi dev'essere evidentemente sordo, perchè altrimenti non mi capacito il volume di voce che utilizzano per comunicare tra di loro. Non so se siano consapevoli che le pareti NON sono insonorizzate e che io sono chiaramente in grado di sentire la playlist di canzoncine per bambini che la sciura propina al pargolo. A tal proposito posso dirvi che ha una vera ossessione per 'La marcia di Topolino', che domenica mattina ha svegliato me e le mie amiche dopo solo 4 o 5 ore di sonno, e che è andata avanti a urlare per 15 minuti di fila (senza esagerare), seguita da quella della casetta in via dei matti numero 0, il leone si è addormentato e Jingle Bells. Queste ultime due sono state tra l'altro protagoniste di un pomeriggio particolarmente nevrotico in cui ho poi rinunciato a studiare i nuovi caratteri di cinese.
Ultima cosa da menzionare è questo gioco altamente educativo in cui si applica soprattutto il nonno che io amo chiamare 'Vediamo chi urla di più'. Urlano. Semplicemente. Comincia il nonno, che urla, e il bambino lo segue a ruota, creando una cacofonia di grida da far invidia ad una sala delle torture medievale.
Stamattina era evidentemente una mattinata sfortunata. Vado a letto domenica sera pregustando una bella dormita di 10 ore per recuperare quelle inevitabilmente perse nel weekend. Bene, alle 6 e 15 sono già sveglia perchè ho la gola desertica, bevo e torno a letto. Dopo meno di un'ora però sono di nuovo costretta ad uscire dal letto. Alle 7 infatti squilla il telefono di casa. 3 stramaledettissime volte. Incontro mio fratello in corridoio, assonnato e perplesso quanto me. Non è la prima volta che succede, la compagnia telefonica ha qualche problema, guarda caso succede sempre nei momenti meno indicati della giornata. Mi trascino stancamente nel letto con le scatole un po' di traverso, ma fortunatamente riesco a riprendere sonno. Non per molto però. Ben presto mi arriva uno strillo acutissimo di pure felicità nell'orecchio "Amoooooore ma eccotiiii siiiii! Bellobello! Siiiiiii! Vieni quiiii vieniiii siiiii bravo! E bravo! E bravobravobravo! Ma sei proprio bravobravobravo!!!" eccetera eccetera. Ha trapassato 2 pareti ed una stanza vuota con la facilità di un grissino nel tagliare il tonno. Mi chiedo per l'ennesima volta se quel bambino sia sordo o scemo. Soppeso l'ipotesi che lo sia la nonna. Mi alzo per vedere che ore sono. 8.10. Esasperata scendo in sala e chiedo a mio fratello se ha ancora la mazza da baseball. Torno senza molte speranze nel letto dove per la successiva ora mi sorbisco nonna e nipote che si rincorrono (l'ho detto che lei in casa gira con gli zoccoli?), il nonno che urla, qualche canzone strillata e i capricci del bimbo.
L'idea che da questa settimana comincio i corsi alle 8.30 del mattino inizia a sembrarmi una benedizione
L'idea che da questa settimana comincio i corsi alle 8.30 del mattino inizia a sembrarmi una benedizione
domenica 5 febbraio 2012
Please prove you're not a robot
Gli ultimi secondi - Pornoriviste
Un sabato sera atipico per una ventenne, passato tra televisione e computer.
Reminescenza di altri sabati sera passati, quando l'aspirazione massima era rimanere connessa a chiacchierare su msn fino alle 3 del mattino.
E' da quando ho rivisto delle vecchie vecchie foto che mi sento nostalgica. Per l'occasione rispolvero anche vecchie vecchie canzoni, che una volta non capivo neanche cosa dicessero perchè il Tommi, diciamocelo, non è proprio il miglior scanditore di sillabe dell'universo musicale. Scanditore? Bah. Però mi faceva ridere un sacco lo stesso! Ma non dovevano riunirsi le Pornoriviste poi?
Bene direi che posso anche concludere qui per stavolta, non avendo effettivamente nulla da dire.
Ah, ho trovato una pera con le chiappe.
Buonanotte belli!
(è una pera un po' battona)
lunedì 23 gennaio 2012
Aspettando che il buscofen faccia effetto
Mr. Brightside - The Killers
La gelosia è uno strano sentimento. Apparentemente ci sono persone che ne sono immuni, ed essendo stata una di queste posso affermare che si, è solo un'apparenza. Perchè quando meno te lo aspetti colpirà anche te! Ed è sorprendente e anche vagamente spaventoso ciò che può portare a fare la gelosia. La cosa più sorprendente e spaventosa di tutte è che il più delle volte sono cose estremamente stupide e controproducenti, del tipo bere ad oltranza o coprire di ingiurie perfetti sconosciuti e le loro famiglie. Cose che, diciamocelo, fanno sentire bene finchè non ci si ritrova abbracciati alla tazza del water pieni di sensi di colpa.
Nonostante le reazioni sembrino così insensate però io non credo che la gelosia sia un sentimento effettivamente irrazionale. Una motivazione, dietro, c'è sempre. La storia 'Non è che non mi fido di te, non mi fido degli altri!' sostanzialmente è una bella balla! Ovviamente parlo di gelosie forti, di persone possessive, non di quegli screzi da neofidanzatini assolutamente innocui. Anzi, in una coppia una puntina di gelosia ci può anche stare, giusto quella che faccia sentire desiderati ma non ingabbiati. Quando si arriva a spaccarsi i piatti in testa si è andati un po' oltre la puntina.
Alla base c'è l'insicurezza. Il non sentirsi all'altezza può portare a credere che gli altri decideranno di cercare di meglio, perchè quello che gli puoi dare tu non potrà mai essere sufficiente. Se poi non si è neanche sicuri dei sentimenti che gli altri provano per te la situazione si fa ancora più complicata, eeeeh già. Così si comincia a diventare paranoici, ed aggressivi. Ce la si prende con gli innocenti, mentre le persone con cui dovremmo veramente parlare siamo noi stessi. Magari anche la/le persona/e coinvolte, se si ha abbastanza coraggio da mostrarsi vulnerabili e insicuri. Questo varia molto da individuo ad individio, io ad esempio faccio una fatica immeeeeensa. Anche da bambina, ora che ci penso, sono sempre stata un po' possessiva, e gelosa delle mie amicizie (perchè la gelosia non è solo amorosa, è un discorso che può valere benissimo anche per gli amici e i parenti!). Ho qualche problemino di autostima, suvvia, chi non ce l'ha? Non sono neanche immune all'insicurezza sull'insicurezza degli altri, che sono insicuri. Ma basta parlare di me, non posso mica scrivere tutto quello che vorrei scrivere, no? Che vigliacca insicura sarei sennò?
Si può convivere tranquillamente con la gelosia, anche se a lungo andare e in quantità poco sane deteriora anima e corpo. Magari è meglio parlarne prima di arrivare ad ingaggiare un investigatore privato o fregare la password di fèisbuc al fidanzato per controllargli le mail.
Oh ovviamente tutto il mio bel discorso non vale se l'investigatore privato scopre che la vostra dolce metà vi tradisce col capo, perchè in quel caso avete il sacrosanto diritto di aspettare a casa il partner armati di piatti.
E il mio discorso probabilmente non è granchè originale, però che ci crediate o no non avevo mai riflettuto su questo argomento, e quello che ho elaborato (e che ho scritto quassù) è stata una vera e propria epifania per il mio animo arido! Prima mi limitavo ad ascoltare quella canzone lassù, interpretandone dolorosamente le parole, senza sforzarmi di andare oltre nell'argomento.
Ci tengo in ultima istanza a fare presente al lettore che il buscofen ha cominciato a fare effetto da più o meno metà post, quindi va tenuto conto del fatto che ero drogata mentre scrivevo.
Buonanotte!
La gelosia è uno strano sentimento. Apparentemente ci sono persone che ne sono immuni, ed essendo stata una di queste posso affermare che si, è solo un'apparenza. Perchè quando meno te lo aspetti colpirà anche te! Ed è sorprendente e anche vagamente spaventoso ciò che può portare a fare la gelosia. La cosa più sorprendente e spaventosa di tutte è che il più delle volte sono cose estremamente stupide e controproducenti, del tipo bere ad oltranza o coprire di ingiurie perfetti sconosciuti e le loro famiglie. Cose che, diciamocelo, fanno sentire bene finchè non ci si ritrova abbracciati alla tazza del water pieni di sensi di colpa.
Nonostante le reazioni sembrino così insensate però io non credo che la gelosia sia un sentimento effettivamente irrazionale. Una motivazione, dietro, c'è sempre. La storia 'Non è che non mi fido di te, non mi fido degli altri!' sostanzialmente è una bella balla! Ovviamente parlo di gelosie forti, di persone possessive, non di quegli screzi da neofidanzatini assolutamente innocui. Anzi, in una coppia una puntina di gelosia ci può anche stare, giusto quella che faccia sentire desiderati ma non ingabbiati. Quando si arriva a spaccarsi i piatti in testa si è andati un po' oltre la puntina.
Alla base c'è l'insicurezza. Il non sentirsi all'altezza può portare a credere che gli altri decideranno di cercare di meglio, perchè quello che gli puoi dare tu non potrà mai essere sufficiente. Se poi non si è neanche sicuri dei sentimenti che gli altri provano per te la situazione si fa ancora più complicata, eeeeh già. Così si comincia a diventare paranoici, ed aggressivi. Ce la si prende con gli innocenti, mentre le persone con cui dovremmo veramente parlare siamo noi stessi. Magari anche la/le persona/e coinvolte, se si ha abbastanza coraggio da mostrarsi vulnerabili e insicuri. Questo varia molto da individuo ad individio, io ad esempio faccio una fatica immeeeeensa. Anche da bambina, ora che ci penso, sono sempre stata un po' possessiva, e gelosa delle mie amicizie (perchè la gelosia non è solo amorosa, è un discorso che può valere benissimo anche per gli amici e i parenti!). Ho qualche problemino di autostima, suvvia, chi non ce l'ha? Non sono neanche immune all'insicurezza sull'insicurezza degli altri, che sono insicuri. Ma basta parlare di me, non posso mica scrivere tutto quello che vorrei scrivere, no? Che vigliacca insicura sarei sennò?
Si può convivere tranquillamente con la gelosia, anche se a lungo andare e in quantità poco sane deteriora anima e corpo. Magari è meglio parlarne prima di arrivare ad ingaggiare un investigatore privato o fregare la password di fèisbuc al fidanzato per controllargli le mail.
Oh ovviamente tutto il mio bel discorso non vale se l'investigatore privato scopre che la vostra dolce metà vi tradisce col capo, perchè in quel caso avete il sacrosanto diritto di aspettare a casa il partner armati di piatti.
E il mio discorso probabilmente non è granchè originale, però che ci crediate o no non avevo mai riflettuto su questo argomento, e quello che ho elaborato (e che ho scritto quassù) è stata una vera e propria epifania per il mio animo arido! Prima mi limitavo ad ascoltare quella canzone lassù, interpretandone dolorosamente le parole, senza sforzarmi di andare oltre nell'argomento.
Ci tengo in ultima istanza a fare presente al lettore che il buscofen ha cominciato a fare effetto da più o meno metà post, quindi va tenuto conto del fatto che ero drogata mentre scrivevo.
Buonanotte!
giovedì 5 gennaio 2012
Il mio 2011
Bentornati al consueto appuntamento annuale con la rubrica "Il mio anno"! Quest'oggi parliamo del 2011. Cos'è successo in questi 12 lunghi mesi nella mia vita? Sarà il caso di partire dall’inizio.
Il primo giorno del 2011 è stato inesistente, dato che l’ho passato sul divano a cercare di riprendermi dalla serata prima, com’è giusto che sia. Qualche giorno più tardi è arrivata una “prima volta” che speravo bene di evitare nella vita, e che onestamente non pensavo neanche mi sarebbe mai capitata: ho spezzato un cuore. In un modo vigliacco e infido per di più, a pensarci me ne vergogno ancora profondamente. A pensare a tutta la faccenda in realtà rimango tuttora piuttosto stupita, ma non mi dilungherò oltre. Gennaio è stato anche il mese del mio primo esame orale, un traguardo importante per una studentessa universitaria. Primo di una lunga serie di fatiche, più o meno gratificanti. Rimanendo in tema di studi, c’è stata la pizzata con la classe delle elementari. Una serata inaspettatamente piacevole e divertente, piena di bei ricordi.
Verso la fine del mese c’è stata una festa a tema che mi ha procurato il nuovo soprannome di Unicorn, e che forse è stata l’inizio del declino annunciato di alcuni rapporti di amicizia, che mi ha coinvolto più o meno direttamente.
Scivoliamo così in un febbraio un po’ nerd pieno di partite di D&D, quando mi sono iscritta a Criticalcity Upload e abbiamo consegnato un regalo di compleanno con un ritardo di 2 mesi ed un altro che poi si è rivelato non valido. Non male tutto sommato come bilancio.
Marzo pazzerello è stato un po’ turbolento in effetti. Molte preoccupazioni, feste a tema con caccia al tesoro finite in tragedia, paranoie e parziali preparati senza libri. Il tutto si fonde con un Aprile esponenzialmente più turbolento, ripieno di eventi degni di nota quali la perdita di voce per una settimana dopo una delle mie rare serate in discoteca (e unica in cui abbia dato confidenza ad uno sconosciuto), la formidabile prestazione come fotografa per un book al parco di monza dopo la suddetta serata, e un’overdose di alcool bresciana totalmente voluta, tanto per cambiare finita in tragedia. Anche un po’ cominciata in tragedia. E’ strano come il ricordo di certi momenti sia così vivido che le emozioni si ripropongono in tutta la loro fastidiosa intensità, nonostante tutta l’acqua passata sotto i ponti.
Ma passiamo oltre, ad un Maggio tiepido e pregno di studio. Si, Maggio è stato studio. Così come Giugno, solo che a Giugno si sono aggiunte le prove di teatro. Qualche concerto e qualche bella serata tra amici ha smorzato lo stress, fortunatamente, che è stato comunque molto.
Le vacanze prima o poi devono arrivare, e l’hanno fatto a Luglio e Agosto. Caldo, afoso e appiccicoso Luglio, pigro e sonnacchioso Agosto. Uscite con gente Matura per programmare un’estate ancora da definire, in perpetuo cambiamento. Sono stati 2 mesi contrassegnati da picchi. Momenti in cui avrei preso a pugni il mondo e una buona parte dei suoi abitanti, docce gelide e delusioni cocenti, sorprese amare e convivenze difficili. E poi sentimenti inaspettati, secondi irripetibili, emozioni forti e felicità intensa. E’ stata un’estate contraddittoria, con bassi bassi e alti alti, ed è giusto che ricordi un po’ di entrambi. Ancora adesso a volte cerco di rievocare le cose migliori, solo per convincermi che siano successe davvero. Il dubbio, purtroppo, mi rimane sempre.
A Settembre faceva ancora un caldo soffocante, perciò qualche giorno mi sono rifugiata al fresco per studiare. Venne sancita la fine di alcune amicizie, mettendomi nella difficile situazione del non sapere da che parte stare. Potrei dire di esserci abituata ormai. Ah, zombie walk, non dimentichiamoci la Zombie walk.
Un vento impetuoso mi soffia in Ottobre, ripieno di impegni ed incertezze. C’è stato il capodanno celtico, un evento meraviglioso. Un bell’halloween con film di pregio, e poi eccomi catapultata in Novembre e in New York. Non spendo altre parole su quella settimana fantastica, ma è stato uno degli eventi più belli e significativi del 2011. Appena tornata c’è stato il grande (mah) debutto teatrale. Infine la routine, che mi ha accompagnato per mano fino all’ultimo mese dell’anno.
A inizio Dicembre mia mamma si è sfortunatamente rotta il gomito, il che ha comportato una buona dose di sacrifici per la sottoscritta. Il tempo ha cominciato a scorrere in maniera impressionante, tante cose da studiare vedere fare disfare volere. Infine si parte per una settimana, e quando si torna siamo nel 2012. E’ stata una vacanza tutto sommato bella, con qualche inconveniente certo, ma mi ha fatto bene allontanarmi dal resto del mondo per un po’.
Ed eccoci qui, nel 2012. Anno nuovo, fuso orario nuovo. Infatti come gesto simbolico di rinascita ho riportato l’orario italiano sull’orologio che avevo usato a New York e che da allora mi ero rifiutata di regolare. Ho anche comprato un burrocacao nuovo. Cioè insomma, un anno pieno di novità!
Ma anche no. Ma anche per poco. L’unico buon proposito per l’anno nuovo che mi faccio, da matura vent’enne quale sono ora, è di trovare un po’ di novità. Sono stanca delle situazioni familiari, cominciano a starmi strette. Non che sia insoddisfatta di tutto, ma diciamo che certe cose si potrebbero anche rinnovare. Devo decoupagare la mia vita, ecco! ‘Decoupage your life’ sarà il mio motto!
Che fatica immensa fare questi interventi di fine anno, dovrei smetterla. Finisco sempre per dire cazzate presa dalla stanchezza. Sacripante. Meglio rifugiarsi nella disco anni ’80, o nelle canzoni dei gruppi folk pugliesi. Non c’è nulla di meglio, sul serio. Credo che la disco music, la musica folk e l’alcool insieme potrebbero risolvere i problemi del mondo. Ma dobbiamo sbrigarci, abbiamo solo 11 mesi e 17 giorni per salvarlo! Forse meno, oggi ho scoperto che hanno inventato le supposte effervescenti.
Meditate gente, meditate.
domenica 25 dicembre 2011
Canto di Natale stonato
Everywhere it's christmas - The Beatles
Spirito dei Natali passati
Uno dei primi e più vividi ricordi che ho dei miei natali passati è quello in cui riconobbi mio zio travestito. Ero abbastanza piccolina, avrò avuto 8 o 9 anni. Nutrivo già i miei bei sospetti sull'esistenza di Babbo Natale da qualche tempo, e l'aver individuato il mio zio veronese sotto la barba e il costume rosso non aveva fatto che confermarli. Forse pensando che l'inganno fosse stato scoperto troppo precocemente i miei zii ed i miei cugini negarono per anni di essere arrivati il 24 invece del 25, come avevano cercato di farmi credere, ma ero una bimba piuttosto sveglia a quel tempo, e non riuscirono mai a convincermi. La soddisfazione di averli smascherati da sola fu quello che probabilmente mi salvò dalla delusione di scoprire che il grande Babbo non esisteva.
Fin da quando riesco a ricordare mi è sempre piaciuto fare un po’ di show, e il natale era il momento perfetto. Essendo la più grande (nonostante non sembrasse, data la mia taglia ridotta) costringevo i miei cuginetti a fare recite e spettacolini per i parenti. Sono riuscita a mantenere la tradizione fino ai miei 16 o 17 anni. Ricordo quando ho fatto interpretare a mio cugino Babbo Natale indossando un accappatoio, una vendita di boccette di profumi vuote, il coro sulle scale di “Din don dan, discutibile traduzione italiana del classico Jingle Bells, letture di poesie in rima, interviste professionali, improbabili sfilate di moda, ma in particolare un ambizioso tentativo di riproporre “Canto di natale” di Dickens, il tutto documentato su cassetta. Sono questi i momenti in cui sono contenta che il nostro videoregistratore si sia rotto.
Passata l’infanzia ho cominciato a dare meno importanza ai regali e più all’atmosfera. Mangiare e stare coi parenti era quello che importava veramente. Anche perché fortunatamente in casa mia di natali monotoni non ce ne sono mai stati grazie alla vena di follia che pervade questa famiglia. Ogni anno una sorpresa diversa da organizzare, a cui mi veniva concesso di partecipare attivamente (anche spinti dalla necessità dopo un po’, vista la mia superiore –rispetto a mia mamma- padronanza della tecnologia)!
Crescendo lo spirito natalizio ha cominciato a scemare. Meno eccitazione, meno frenesia, arrivare al 25 dicembre senza neanche accorgersi che è natale. Ciononostante il cibo è sempre stato buono, la compagnia divertente, e ho davvero pensato a volte che tutto fosse perfetto perché non avevo una sola preoccupazione al mondo, cose che non avrei mai sperato si erano avverate, e il natale era il degno coronamento di un periodo meraviglioso.
Spirito dei Natali passati
Uno dei primi e più vividi ricordi che ho dei miei natali passati è quello in cui riconobbi mio zio travestito. Ero abbastanza piccolina, avrò avuto 8 o 9 anni. Nutrivo già i miei bei sospetti sull'esistenza di Babbo Natale da qualche tempo, e l'aver individuato il mio zio veronese sotto la barba e il costume rosso non aveva fatto che confermarli. Forse pensando che l'inganno fosse stato scoperto troppo precocemente i miei zii ed i miei cugini negarono per anni di essere arrivati il 24 invece del 25, come avevano cercato di farmi credere, ma ero una bimba piuttosto sveglia a quel tempo, e non riuscirono mai a convincermi. La soddisfazione di averli smascherati da sola fu quello che probabilmente mi salvò dalla delusione di scoprire che il grande Babbo non esisteva.
Fin da quando riesco a ricordare mi è sempre piaciuto fare un po’ di show, e il natale era il momento perfetto. Essendo la più grande (nonostante non sembrasse, data la mia taglia ridotta) costringevo i miei cuginetti a fare recite e spettacolini per i parenti. Sono riuscita a mantenere la tradizione fino ai miei 16 o 17 anni. Ricordo quando ho fatto interpretare a mio cugino Babbo Natale indossando un accappatoio, una vendita di boccette di profumi vuote, il coro sulle scale di “Din don dan, discutibile traduzione italiana del classico Jingle Bells, letture di poesie in rima, interviste professionali, improbabili sfilate di moda, ma in particolare un ambizioso tentativo di riproporre “Canto di natale” di Dickens, il tutto documentato su cassetta. Sono questi i momenti in cui sono contenta che il nostro videoregistratore si sia rotto.
Passata l’infanzia ho cominciato a dare meno importanza ai regali e più all’atmosfera. Mangiare e stare coi parenti era quello che importava veramente. Anche perché fortunatamente in casa mia di natali monotoni non ce ne sono mai stati grazie alla vena di follia che pervade questa famiglia. Ogni anno una sorpresa diversa da organizzare, a cui mi veniva concesso di partecipare attivamente (anche spinti dalla necessità dopo un po’, vista la mia superiore –rispetto a mia mamma- padronanza della tecnologia)!
Crescendo lo spirito natalizio ha cominciato a scemare. Meno eccitazione, meno frenesia, arrivare al 25 dicembre senza neanche accorgersi che è natale. Ciononostante il cibo è sempre stato buono, la compagnia divertente, e ho davvero pensato a volte che tutto fosse perfetto perché non avevo una sola preoccupazione al mondo, cose che non avrei mai sperato si erano avverate, e il natale era il degno coronamento di un periodo meraviglioso.
Spirito del Natale presente
Il Natale presente si prospetta di…beh, di quello nella foto.
Ho passato la vigilia a modellare falli nella cucina di mia nonna, per la rituale friggitura di dolci e pizz’ fritt’ pugliesi. Emano odore come se fossi rimasta intrappolata nella cucina di un ristorante cinese per una settimana. Ma questo mi piace, insomma, è tradizione. In realtà forse quest’anno il natale sarà anche migliore di altri anni, dato che mia mamma non riesce a cucinare più di tanto e per questo tutti sono costretti ad essere solidali se vogliono mangiare. Anche io ho contribuito, e ho avuto la possibilità di ampliare le mie capacità culinarie oltre alla pasticceria. Anche se comunque 3 pomeriggi di questa settimana sono stati dedicati interamente ai biscotti. Cucinare biscotti ascoltando i Beatles mi rende felice. Una delle poche cose che mi rendono felice, in questo periodo. Ho come l’impressione che ci sia qualcuno lassù che si sta facendo un sacco di risate a mie spese. Ultimamente la frase che mi salta di più testa è ‘Ma mi stai prendendo in giro?’. Per tante, tante situazioni. Dai miei sogni alle decisioni che prendo, tutto mi urla che mi stanno proprio prendendo per il culo. Sono grandemente insoddisfatta dal presente, e pure dal futuro imminente. Ma dopotutto che posso farci? In parte certe volte me le vado a cercare io, in parte subisco involontariamente. Un viaggio di sola andata per qualche posto sperduto sarebbe un ottimo regalo. Anche se per questo Natale ho già ricevuto l’unica cosa che volevo, una cosa che non va neanche impacchettata. L’amore? La serenità? La pace nel mondo? No. Il silk epil usato di mia zia.
Spirito del Natale futuro
Beh se il mondo finirà quando l’anno predetto i Maya, un Natale futuro non esisterà. Ma nell’improbabile caso che si siano sbagliati, cosa succederà? Mah probabilmente sarò di nuovo qui, al computer, con la puzza di fritto addosso, un po’ di mal di schiena in meno e spero un po’ di felicità in più. Ho voglia che le cose cambino, ho fiducia che le cose possano cambiare, perciò le cose cambieranno. Spero. Maledetta insicurezza! Non sarebbe bello avere una sfera di cristallo? O uno spirito che ti trasporti veramente nel futuro? Chissà. Di solito se vede sempre un futuro pessimo, così una volta tornati nel presente si diventa tutti più buoni e vivono tutti felici e contenti. Dovrei diventare più buona? Più amorevole? Dovrei cominciare a fare la carità a tutti i barboni sulla metro? Quante domande! Forse sarà meglio dormirci su, anche perché è tardi e se Babbo Natale vede che sono sveglia non viene a portarmi i doni.
Un buon nasale presente a tutti! Ohohoh!
sabato 17 dicembre 2011
Autocritica
Tranne te - Fabri Fibra
Mi sono resa conto negli ultimi minuti che non ho la benchè minima intenzione di affrontare un qualsiasi discorso con una parvenza di serietà. La mia mente rifugge la riflessione. Sto diventando una persona irrimediabilmente superficiale.
Ma se così fosse non dovrebbe neanche importarmene, giusto? Quindi, vabeh.
Mi sono resa conto negli ultimi minuti che non ho la benchè minima intenzione di affrontare un qualsiasi discorso con una parvenza di serietà. La mia mente rifugge la riflessione. Sto diventando una persona irrimediabilmente superficiale.
Ma se così fosse non dovrebbe neanche importarmene, giusto? Quindi, vabeh.
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