The lazy song - Bruno Mars
Domani parto per il mare, perciò buone vacanze a tutti!
Cosa? Ah sì, com'è andata in Cina! Tutto bene grazie.
venerdì 1 agosto 2014
sabato 10 maggio 2014
La valigia è pronta
Don't stop believin' - The journey
Ormai lo sanno i miei parenti, i miei amici, gli amici di
famiglia, i colleghi di lavoro dei miei, il farmacista da cui ieri abbiamo
comprato dei fermenti lattici che non riuscirò mai ad ingurgitare e
probabilmente tutto il paese dove abita mio nonno perché lui è mezzo sordo e ieri
abbiamo parlato in giardino: tra meno di 24 ore sarò su un aereo pieno di
cinesi che mi porterà a Shanghai.
Ho il passaporto, il visto, il biglietto aereo e il mio tablet Giulio. Sono pronta.
In realtà psicologicamente credo di no, per ora la vivo ancora come se stesse per partire qualcuno che non sono io, vivo nell’inconsapevolezza. Neanche i numerosi saluti che ho protratto negli ultimi 15 giorni sono stati particolarmente efficaci in questo senso. Finora quello più toccante è stato con la nonna Bambina, la mia nonnina materna, che aveva tutti gli occhi lucidi e li ha fatti venire anche a me. Dev’essere strano per una persona il cui viaggio più lungo è stato puglia-milano veder andare dall’altra parte del mondo la propria nipotina.
Finora le raccomandazioni più gettonare sono state “stai attenta, non uscire di casa, non andare in giro da sola, non uscire con chi non conosci, non fidarti della gente, c’è la criminalità, è pericoloso!” tra gli ultracinquantenni e “divertiti, devastati, fatti chiunque, fai miliardi di foto, scrivici, sperimenta!” tra i coetanei. In pratica per qualcuno vado a partecipare alle rivolte ucraine, per qualcun altro a spaccarmi di rave a Ibiza. La verità, come sempre, sta nel mezzo. Certo, la cosiddetta “Perla d’Oriente” potrà anche non essere la città più sicura dell’universo (ma se è per questo non lo è neanche Milano, e men che meno il mio paesello di provincia), ma non credo sarebbe intelligente non sfruttare appieno un’esperienza del genere. Perciò avanti tutta, sono pronta ad accogliere qualsiasi sfida!
Tra l’altro spero davvero di diventare una persona più attiva,ormai le mie smagliature assomigliano troppo alle pieghe del copridivano. Ho portato dei pantaloncini corti, si sa mai che l’aria incredibilmente inquinata di Shanghai mi faccia venire voglia di rifugiarmi in un parco a sgambettare.
Pooooi voglio mangiare tutto il possibile! Se trovassi le cavallette potrei anche assaggiarle, devono essere belle croccanti. Poi dopo la caramella al durian, voglio dire…
E voglio migliorare -o anche solo riportarlo al livello a cui era quando ho finito l’università, sarebbe già un traguardo- il mio cinese. Per un mese avrò a che fare con bimbi piccoli, magari mi ritrovo con un’attitudine spettacolare all’insegnamento ai bambini e scopro che è quello che voglio fare nella vita. O, come tutti gli italiani che emigrano all’estero, aprirò un ristorante italiano. Chissà chissà chissà, il futuro è misterioso e criptico, e io sono molto miope.
Beh basta, non credo di avere altro da dire. Mi hanno consigliato di tenere un diario di questa esperienza, e l’idea mi stuzzica. Blogger è bloccato in Cina (evviva la censura!), quindi dovrei ritornare agli albori della creatività con carta e penna. Penso che un tentativo lo farò, sperando di non cambiare idea appena il mio polso minaccerà di spezzarsi. Così almeno non dovrò stare a raccontare il viaggio ad ogni singolo cristiano che mi chiederà “com’è andata?”, basterebbe ficcargli in mano il diario e poi darmela a gambe.
Quindi forse vi aggiornerò sulla mia avventura fra due mesi, o forse no. Intanto buon proseguimento di vita a tutti!
Ho il passaporto, il visto, il biglietto aereo e il mio tablet Giulio. Sono pronta.
In realtà psicologicamente credo di no, per ora la vivo ancora come se stesse per partire qualcuno che non sono io, vivo nell’inconsapevolezza. Neanche i numerosi saluti che ho protratto negli ultimi 15 giorni sono stati particolarmente efficaci in questo senso. Finora quello più toccante è stato con la nonna Bambina, la mia nonnina materna, che aveva tutti gli occhi lucidi e li ha fatti venire anche a me. Dev’essere strano per una persona il cui viaggio più lungo è stato puglia-milano veder andare dall’altra parte del mondo la propria nipotina.
Finora le raccomandazioni più gettonare sono state “stai attenta, non uscire di casa, non andare in giro da sola, non uscire con chi non conosci, non fidarti della gente, c’è la criminalità, è pericoloso!” tra gli ultracinquantenni e “divertiti, devastati, fatti chiunque, fai miliardi di foto, scrivici, sperimenta!” tra i coetanei. In pratica per qualcuno vado a partecipare alle rivolte ucraine, per qualcun altro a spaccarmi di rave a Ibiza. La verità, come sempre, sta nel mezzo. Certo, la cosiddetta “Perla d’Oriente” potrà anche non essere la città più sicura dell’universo (ma se è per questo non lo è neanche Milano, e men che meno il mio paesello di provincia), ma non credo sarebbe intelligente non sfruttare appieno un’esperienza del genere. Perciò avanti tutta, sono pronta ad accogliere qualsiasi sfida!
Tra l’altro spero davvero di diventare una persona più attiva,ormai le mie smagliature assomigliano troppo alle pieghe del copridivano. Ho portato dei pantaloncini corti, si sa mai che l’aria incredibilmente inquinata di Shanghai mi faccia venire voglia di rifugiarmi in un parco a sgambettare.
Pooooi voglio mangiare tutto il possibile! Se trovassi le cavallette potrei anche assaggiarle, devono essere belle croccanti. Poi dopo la caramella al durian, voglio dire…
E voglio migliorare -o anche solo riportarlo al livello a cui era quando ho finito l’università, sarebbe già un traguardo- il mio cinese. Per un mese avrò a che fare con bimbi piccoli, magari mi ritrovo con un’attitudine spettacolare all’insegnamento ai bambini e scopro che è quello che voglio fare nella vita. O, come tutti gli italiani che emigrano all’estero, aprirò un ristorante italiano. Chissà chissà chissà, il futuro è misterioso e criptico, e io sono molto miope.
Beh basta, non credo di avere altro da dire. Mi hanno consigliato di tenere un diario di questa esperienza, e l’idea mi stuzzica. Blogger è bloccato in Cina (evviva la censura!), quindi dovrei ritornare agli albori della creatività con carta e penna. Penso che un tentativo lo farò, sperando di non cambiare idea appena il mio polso minaccerà di spezzarsi. Così almeno non dovrò stare a raccontare il viaggio ad ogni singolo cristiano che mi chiederà “com’è andata?”, basterebbe ficcargli in mano il diario e poi darmela a gambe.
Quindi forse vi aggiornerò sulla mia avventura fra due mesi, o forse no. Intanto buon proseguimento di vita a tutti!
sabato 5 aprile 2014
And I always thought I'd be the first to go
History of a boring town – Less than jake
Mi sono lasciata scivolare Marzo tra le dita, senza scrivere
una riga. A volte mi piace trattenere parole e pensieri nella testa, cosa che
non farà mai di me una valida scrittrice. Il mio desiderio di condividere si
ferma quando mi trovo faccia a faccia con la necessari età della parola
scritta. Sarà il classico shock da pagina bianca, ma più realisticamente è perché
quando accendo il computer trovo qualcosa di meglio da fare. Cosa che non farà
mai di me una valida scrittrice.
Recentemente mi sono ritrovata a pensare a cosa voglio fare da grande più intensamente e preoccupatamente che mai. Avevo dei progetti che mi avrebbero aiutato a prendere tempo per cercare di capirlo, ma sono crollati miseramente. Non era un sogno, un’idea, ma un progetto ben più concreto e realizzabile, anzi diciamo pure che ormai davo per scontato che ad Agosto avrei dovuto cominciare a salutare tutti i miei amici perchè poi non li avrei potuti rivedere per almeno 6 mesi. Purtroppo il destino (e quella stronza della mia ex prof di cinese che non ci ha avvisato che avremmo dovuto rifare una certificazione perché quella dell’anno scorso non valeva più) hanno deciso diversamente, ed ora eccomi qui ad interrogarmi sul mio futuro. Dovrei cercarmi un lavoro? Iscrivermi ad una magistrale? Trasferirmi in qualche paese straniero a cercare fortuna?
Questa incredibile voglia di viaggiare non ha fatto altro che rafforzarsi negli ultimi mesi, quando la prospettiva di una lunga esperienza all’estero sembrava la naturale continuazione del mio percorso di studi. Ora, se tutto va bene, potrei andare 2 mesi a Shanghai a Maggio. È l’unico piano rimasto che ho, e che ad un mese dalla partenza effettiva non so ancora se sarà realizzabile. Vorrei essere ottimista, ma la delusione troppo recente della borsa di studio un po’ mi frena: ha davvero senso investire tutte le proprie energie in un progetto che potrebbe polverizzarsi riportandomi al punto -interrogativo- di partenza?
Nonostante ciò, comunque, mi rendo conto che lasciarsi sopraffare dagli eventi sarebbe una cosa stupida. Di opportunità di partire ce ne sono, e io sono disposta ad impegnarmi per cercarle. Una delle poche cose in cui credo è che se vuoi veramente qualcosa, e la vuoi tanto tanto tanto, troverai il modo per ottenerla. E poi, che cavolo, ho già avuto una buona dose di sfortune in questo senso, prima o poi il karma girerà! Ci vorrà più tempo del previsto, ma l’importante è farcela prima che entrambi i miei genitori vadano in pensione, sennò sarò costretta a trasferirmi da mio fratello per scampare ad un esaurimento nervoso.
Ogni tanto ci vuole un post così, automotivante. Una pacca sulla spalla. Poco interessante per i lettori. Noioso e banale. Forse è questo che non farà mai di me una valida scrittrice, ma in fondo è un bene perché è un campo molto difficile in cui sfondare!
Recentemente mi sono ritrovata a pensare a cosa voglio fare da grande più intensamente e preoccupatamente che mai. Avevo dei progetti che mi avrebbero aiutato a prendere tempo per cercare di capirlo, ma sono crollati miseramente. Non era un sogno, un’idea, ma un progetto ben più concreto e realizzabile, anzi diciamo pure che ormai davo per scontato che ad Agosto avrei dovuto cominciare a salutare tutti i miei amici perchè poi non li avrei potuti rivedere per almeno 6 mesi. Purtroppo il destino (e quella stronza della mia ex prof di cinese che non ci ha avvisato che avremmo dovuto rifare una certificazione perché quella dell’anno scorso non valeva più) hanno deciso diversamente, ed ora eccomi qui ad interrogarmi sul mio futuro. Dovrei cercarmi un lavoro? Iscrivermi ad una magistrale? Trasferirmi in qualche paese straniero a cercare fortuna?
Questa incredibile voglia di viaggiare non ha fatto altro che rafforzarsi negli ultimi mesi, quando la prospettiva di una lunga esperienza all’estero sembrava la naturale continuazione del mio percorso di studi. Ora, se tutto va bene, potrei andare 2 mesi a Shanghai a Maggio. È l’unico piano rimasto che ho, e che ad un mese dalla partenza effettiva non so ancora se sarà realizzabile. Vorrei essere ottimista, ma la delusione troppo recente della borsa di studio un po’ mi frena: ha davvero senso investire tutte le proprie energie in un progetto che potrebbe polverizzarsi riportandomi al punto -interrogativo- di partenza?
Nonostante ciò, comunque, mi rendo conto che lasciarsi sopraffare dagli eventi sarebbe una cosa stupida. Di opportunità di partire ce ne sono, e io sono disposta ad impegnarmi per cercarle. Una delle poche cose in cui credo è che se vuoi veramente qualcosa, e la vuoi tanto tanto tanto, troverai il modo per ottenerla. E poi, che cavolo, ho già avuto una buona dose di sfortune in questo senso, prima o poi il karma girerà! Ci vorrà più tempo del previsto, ma l’importante è farcela prima che entrambi i miei genitori vadano in pensione, sennò sarò costretta a trasferirmi da mio fratello per scampare ad un esaurimento nervoso.
Ogni tanto ci vuole un post così, automotivante. Una pacca sulla spalla. Poco interessante per i lettori. Noioso e banale. Forse è questo che non farà mai di me una valida scrittrice, ma in fondo è un bene perché è un campo molto difficile in cui sfondare!
venerdì 28 febbraio 2014
Sono in shock da fine di Breaking Bad
Baby blue - Badfinger
C'è poco da dire. Anzi, in realtà ci sarebbe fin troppo da dire, ma al momento faccio fatica a formulare pensieri. Mi asciugo gli occhi ringraziando che non ci sia nessuno in casa.
C'è poco da dire. Anzi, in realtà ci sarebbe fin troppo da dire, ma al momento faccio fatica a formulare pensieri. Mi asciugo gli occhi ringraziando che non ci sia nessuno in casa.
![]() |
sabato 8 febbraio 2014
Fiaba moderna
Ehy, non scrivo sul blog dall’anno scorso! Questa potrebbe
essere una delle mie famose battute-da-nuovo-anno (sapete no, quelle che si
fanno nei primi giorni di gennaio, che non fanno ridere nessuno?) se solo non
fossimo già a febbraio. Perché questo lungo periodo di silenzio? Lasciate che
vi racconti una bella fiaba, bambini miei.
C’era una volta una bimba riccioluta che amava passare il tempo col suo portatile,
Piccì. In realtà all’inizio c’era stato un po’ d’attrito tra i due, poiché la
bimba era molto poco dotata nel campo della tecnologia e non riusciva proprio a
raccapezzarsi con Windows 8. Dopo un po’ però aveva iniziato a conoscere quel
leggero rettangolo nero, e addirittura ad apprezzarlo, in particolar modo dopo
aver scoperto quanto fosse utile per vedere film e telefilm. L’idillio sembrava
destinato a durare per sempre, ma purtroppo così non fu. Un brutto giorno di
metà dicembre Piccì cominciò a non sopportare più di stare sulle gambe della
bambina, e cominciò a manifestare il suo disappunto spegnendosi lo schermo. Lei
provò a parlarci, a farlo ragionare, ma non ci fu verso. Così per un po’ tenne
Piccì sulla scrivania, sperando di farlo contento.
Pochi giorni dopo Natale
però la situazione degenerò: anche a stare sulla sua amata scrivania Piccì
rimaneva buio. Bisognava fare qualcosa. Così il padre della bimba lo portò a
riparare, subito dopo la festa della Befana. “Allora? Sai qualcosa del computer?”
chiedeva la piccola nei giorni seguenti al suo papà, e lui rispondeva sempre: “Ancora
niente, mi chiameranno quando sapranno qualcosa.”. Finalmente dopo una
settimana scoprirono che andava spedito alla casa madre di costruzione. “Non so
quanto tempo ci vorrà per ripararlo, sarà meglio che tu metta in conto di
rimanere senza portatile per un po’”, le disse il padre. Pur con rammarico -soprattutto
per le 5 stagioni di Breaking Bad lì pronte per la maratona- la bimba dovette
accettare la cosa e adattarsi.
Passarono le settimane, e la bambina sentiva la
mancanza del suo amico Piccì. Il vecchio computer fisso era troppo lento e si
spegneva da solo quando gli pareva a lui, per qualche oscura ragione Whatsapp sul
suo cellulare non si aggiornava, e i suoi amici il più delle volte si dimenticavano
che la tecnologia a sua disposizione era limitata e si offendevano se non
rispondeva ai messaggi su Facebook. (Per inciso, non è che gliene freghi più di
tanto di facebook e whatsapp, perché è sempre stata un po’ asociale. È solo che
‘sta benedetta bambina sta cercando di partire per la Cina per fare qualcosa
della sua vita, e senza un computer per cercare ed eventualmente chiedere
informazioni e tenersi in contatto con le associazioni è dura. E poi non può
sempre contare sulla sua vicina di casa per non rimanere indietro con How i met
your mother. Fine inciso.)
Dopo un mese di attesa la bimba si fece coraggio e chiese di nuovo “ Allora papà? Sai qualcosa del computer?”. Allorchè l’uomo, imbarazzato, le rispose “Non l’ho ancora spedito.”. Si scoprì così che si era completamente dimenticato di inviarlo alla casa madre per la riparazione.
Dopo un mese di attesa la bimba si fece coraggio e chiese di nuovo “ Allora papà? Sai qualcosa del computer?”. Allorchè l’uomo, imbarazzato, le rispose “Non l’ho ancora spedito.”. Si scoprì così che si era completamente dimenticato di inviarlo alla casa madre per la riparazione.
Il lunedì della settimana
successiva il padre fece finalmente ciò che avrebbe dovuto fare 30 giorni prima, e il giovedì della stessa
settimana Piccì tornò a casa, accolto a braccia aperte dalla bambina.
Cosa ci insegna questo racconto? Che se vuoi una cosa è meglio fartela da te? Oppure che siamo troppo dipendenti dalla tecnologia? O che Windows 8 è utilizzabile? Come sempre, ai posteri l’ardua sentenza.
giovedì 26 dicembre 2013
Ridere, ridere, ridere ancora
Natale supermagico di felicità - Scottecs
Ero salita con l’intenzione di vedere un film, dato che in queste ultime sere è risultato sempre più evidente il divario di gusti cinematografici che c’è tra i membri della mia famiglia, ma poi mi sono sentita in colpa per aver ignorato il blog così a lungo e perciò eccomi qui, a parlare del niente.
Non scrivo dal letto, come d’abitudine, perché lo schermo del computer tende a spegnersi quando non lo tengo perfettamente in orizzontale, perciò sono costretta ad usarlo alla scrivania. Non essendo abituata a stare seduta come una persona normale capirete la mia difficoltà nel trovare una posizione confortevole, per di più con l’ormai evidente rigonfiamento all’altezza del ventre. No non sono incinta, sono solo reduce dalle feste.
Questo problema computeristico manda un po’ all’aria i miei piani per queste festività: a letto tutto il giorno con la mia bella coperta con le maniche, thermos di thè, pc sulle gambe e ore su ore di film e telefilm. Ho anche la scusa di un raffreddore di proporzioni epiche. Vedremo se questo desiderio di Natale tardivo verrà esaudito, io e la mia pigrizia ci speriamo tanto. Se non ne approfitto adesso, che devo capire cosa fare ora che ho un pezzo di carta in mano che mi dice che sono una dottoressa in mediazione linguistica (traduzione: sono una disoccupata), quando mai potrò?
Bella storia la laurea. Sono inciampata nel filo del microfono e stavo per farlo fracassare a terra davanti a commissione, parenti e amici miei e di altre 4 sconosciute. Guardiamo il lato positivo, almeno gli spettatori sono riusciti a farsi quattro risate prima di tornare ad annoiarsi. Tra l’altro è da qualche mese che ho un dubbio che mi tormenta: bisogna essere effettivamente simpatici per far ridere?
Mi spiego meglio. Mi capita spesso di vedere interviste di attori comici e ritrovarmi a pensare “Cavoli, è davvero una persona divertente!”. Ma chiunque con in mano il copione giusto sarebbe in grado di far ridere? Istintivamente mi verrebbe da dire di no, perché la comicità non è fatta solo di parole ma anche di gestualità, di espressioni facciali, di tempi. Eppure mi rimane la curiosità di scoprire se è una teoria valida. Metterla in pratica è un po’ più difficile. Cioè insomma, non tutti reagirebbero bene se li approcciassi dicendo “Guarda tu non sei simpatico, ma leggi questo e vediamo se riesci a farmi ridere”, e non posso provarla su me stessa perché sono una persona molto simpatica. Poi l’umorismo è un campo così sfaccettato, mille sfumature, duemila percezioni diverse..far ridere è una faccenda seria, massimo onore a chi ci riesce.
A proposito di questo, casualmente mi informano che sta per cominciare un film con Leslie Nielsen. Torno in sala con la speranza di trovare mio padre profondamente addormentato davanti a qualsiasi cosa stia guardando.
Quella di Novembre è senza dubbio Fangirl.
Ero salita con l’intenzione di vedere un film, dato che in queste ultime sere è risultato sempre più evidente il divario di gusti cinematografici che c’è tra i membri della mia famiglia, ma poi mi sono sentita in colpa per aver ignorato il blog così a lungo e perciò eccomi qui, a parlare del niente.
Non scrivo dal letto, come d’abitudine, perché lo schermo del computer tende a spegnersi quando non lo tengo perfettamente in orizzontale, perciò sono costretta ad usarlo alla scrivania. Non essendo abituata a stare seduta come una persona normale capirete la mia difficoltà nel trovare una posizione confortevole, per di più con l’ormai evidente rigonfiamento all’altezza del ventre. No non sono incinta, sono solo reduce dalle feste.
![]() |
| Jackie Chan augura a tutti voi buone feste! |
Questo problema computeristico manda un po’ all’aria i miei piani per queste festività: a letto tutto il giorno con la mia bella coperta con le maniche, thermos di thè, pc sulle gambe e ore su ore di film e telefilm. Ho anche la scusa di un raffreddore di proporzioni epiche. Vedremo se questo desiderio di Natale tardivo verrà esaudito, io e la mia pigrizia ci speriamo tanto. Se non ne approfitto adesso, che devo capire cosa fare ora che ho un pezzo di carta in mano che mi dice che sono una dottoressa in mediazione linguistica (traduzione: sono una disoccupata), quando mai potrò?
Bella storia la laurea. Sono inciampata nel filo del microfono e stavo per farlo fracassare a terra davanti a commissione, parenti e amici miei e di altre 4 sconosciute. Guardiamo il lato positivo, almeno gli spettatori sono riusciti a farsi quattro risate prima di tornare ad annoiarsi. Tra l’altro è da qualche mese che ho un dubbio che mi tormenta: bisogna essere effettivamente simpatici per far ridere?
Mi spiego meglio. Mi capita spesso di vedere interviste di attori comici e ritrovarmi a pensare “Cavoli, è davvero una persona divertente!”. Ma chiunque con in mano il copione giusto sarebbe in grado di far ridere? Istintivamente mi verrebbe da dire di no, perché la comicità non è fatta solo di parole ma anche di gestualità, di espressioni facciali, di tempi. Eppure mi rimane la curiosità di scoprire se è una teoria valida. Metterla in pratica è un po’ più difficile. Cioè insomma, non tutti reagirebbero bene se li approcciassi dicendo “Guarda tu non sei simpatico, ma leggi questo e vediamo se riesci a farmi ridere”, e non posso provarla su me stessa perché sono una persona molto simpatica. Poi l’umorismo è un campo così sfaccettato, mille sfumature, duemila percezioni diverse..far ridere è una faccenda seria, massimo onore a chi ci riesce.
A proposito di questo, casualmente mi informano che sta per cominciare un film con Leslie Nielsen. Torno in sala con la speranza di trovare mio padre profondamente addormentato davanti a qualsiasi cosa stia guardando.
![]() |
| Mio fratello è a New York in questo momento. |
Sono un po’ indietro con le parole. Quella di Ottobre era A-sociale
Mi porto avanti anche per Dicembre: Abbracci.
Etichette:
Ammmore,
Cinematografò,
E che dio benedica tutti quanti,
Jackie Chan,
Pare che mi laureo,
Procrastination is the way,
Ridere ridere ridere ancora,
Trova la parola
giovedì 7 novembre 2013
The Three Flavours Cornetto Trilogy
Loaded - Primal scream
Non è stato amore a prima vista per me, soprattutto con il primo. Ma partivo con i presupposti sbagliati, ed è quello che voglio
evitare succeda a chiunque altro si avvicini alla trilogia. Ho sempre avuto
bisogno di una doppia visione per apprezzarli appieno, soprattutto nel caso di
Shaun of the dead e di The world’s end, perché mi lasciavano interdetta. Mentre
scorrevano i titoli di coda mi chiedevo sempre com’è che mi sentissi così
appagata, eppure così pensierosa. Tuttavia adesso ne sono letteralmente ossessionata
e ho passato buona parte degli ultimi 4 giorni a riguardarli e a documentarmi
su queste pellicole.
Se state cercando dei film ignoranti, superficiali, e che vi facciano passare un paio d’ore in spensierate risate, cercate altrove -non vi sto giudicando, io sono la prima che appena ne avrà la possibilità correrà a vedere Machete Uccide, eh-. Se invece quello che desiderate è una sana dose di umorismo, ottima recitazione, qualche lacrima e tanti, tanti pub, questo è ciò che fa per voi. E se potete guardatelo in lingua originale, Simon Pegg diventa ancora più irresistibile. Sì, ho una cotta enorme per Simon Pegg e non me ne vergogno.
Azione, amore, amicizia, bromance, wrestling, omicidi, zombie, alieni, sangue, pistole, musica, accento inglese, gelato, birra. Cosa volete di più?
Premessa necessaria: questo non è un blog cinematografico e
io non sono assolutamente un’esperta cinefila. Non fraintendetemi, non è che
non ami il cinema, è solo che non me ne intendo particolarmente. Però oggi, in
barba alla mia incompetenza, voglio parlare di film, perciò perdonate l’amatorialità
dei miei commenti. Magari leggetevi questa recensione con una bella tazza di
thè fumante in mano, come sto facendo io adesso, che potrebbe aiutarvi ad
entrare nello spirito. Ancora meglio sarebbe una birra.
La Three Flavours Cornetto Trilogy, nota anche come Blood
and Ice Cream Trilogy, è una serie di tre film (ma và?) diretta da Edgar Wright
e scritta da Wright e Simon Pegg. Sono tre storie ben distinte, con trame,
generi e personaggi differenti.
Shaun Of The Dead (2005)
Ricordo perfettamente la prima volta che l’ho visto. Dopo averne tanto sentito parlare finalmente Mtv me lo piazza a mezzanotte passata, naturalmente con il suo titolo italiano: “L’alba dei morti dementi”. Lo guardo tutto, a volume bassissimo per non svegliare la casa, e alle 2 di notte circa mi ritrovo a fissare lo schermo della tv pensando “ma questo film è SERIO.”. Capisco che tradurre un titolo del genere sia complicato, ma poi la gente si aspetta un film giustamente demenziale, alla Scary movie per intenderci. Shaun of the dead (mi rifiuto categoricamente di chiamarlo l’alba dei morti dementi, perdonatemi) non potrebbe essere più lontano dalla demenzialità. Ciò detto, se sapete apprezzare lo humor inglese, vi farà ridere, e anche parecchio.
La trama in 3 righe: in una tranquilla cittadina inglese qualsiasi vivono Shaun (Simon Pegg), un mediocre impiegato di un negozio di elettronica, e Ed (Nick Frost), il suo scansafatiche migliore amico da sempre. Improvvisamente si ritrovano a dover affrontare un’apocalisse zombie.
È il primo film della trilogia, e getta le basi per quelli che saranno poi i molti elementi ricorrenti dei due successivi (e che non vi dico perché è più divertente se li trovate da soli). Anche se viene venduto come una commedia romantica horror, io ci trovo di più. Certo, ci sono gli zombie (chi ha detto che questo sia un punto negativo?). Certo, c’è una storia d’amore in mezzo. E di nuovo certo, lo humor nero abbonda. Ma c’è anche un sacco di cuore in questo film. Fa riflettere su cosa conta davvero nella vita. Non male per una commedia, no? Grazie a questo film ho scoperto il duo Pegg-Frost, e li amo da allora.
Genere “horror”, Cornetto alla fragola.
Ricordo perfettamente la prima volta che l’ho visto. Dopo averne tanto sentito parlare finalmente Mtv me lo piazza a mezzanotte passata, naturalmente con il suo titolo italiano: “L’alba dei morti dementi”. Lo guardo tutto, a volume bassissimo per non svegliare la casa, e alle 2 di notte circa mi ritrovo a fissare lo schermo della tv pensando “ma questo film è SERIO.”. Capisco che tradurre un titolo del genere sia complicato, ma poi la gente si aspetta un film giustamente demenziale, alla Scary movie per intenderci. Shaun of the dead (mi rifiuto categoricamente di chiamarlo l’alba dei morti dementi, perdonatemi) non potrebbe essere più lontano dalla demenzialità. Ciò detto, se sapete apprezzare lo humor inglese, vi farà ridere, e anche parecchio.
La trama in 3 righe: in una tranquilla cittadina inglese qualsiasi vivono Shaun (Simon Pegg), un mediocre impiegato di un negozio di elettronica, e Ed (Nick Frost), il suo scansafatiche migliore amico da sempre. Improvvisamente si ritrovano a dover affrontare un’apocalisse zombie.
È il primo film della trilogia, e getta le basi per quelli che saranno poi i molti elementi ricorrenti dei due successivi (e che non vi dico perché è più divertente se li trovate da soli). Anche se viene venduto come una commedia romantica horror, io ci trovo di più. Certo, ci sono gli zombie (chi ha detto che questo sia un punto negativo?). Certo, c’è una storia d’amore in mezzo. E di nuovo certo, lo humor nero abbonda. Ma c’è anche un sacco di cuore in questo film. Fa riflettere su cosa conta davvero nella vita. Non male per una commedia, no? Grazie a questo film ho scoperto il duo Pegg-Frost, e li amo da allora.
Genere “horror”, Cornetto alla fragola.
![]() |
| Da sinistra: Simon Pegg (Shaun) e Nick Frost (Ed) ed il Cornetto |
Hot Fuzz (2007)
Guardato in due parti, a distanza di molti mesi l’una dall’altra. Grossissimo errore. Questo va gustato in un unico, ignorante boccone. Forse quello che mi ha fatto urlare più ‘NO!’, e indubbiamente quello che mi ha fatto ridere e piangere di più. L’ultima mezz’ora è sorprendente.
La trama in 3 righe: Nicholas Angel (Pegg) è un poliziotto di Londra che viene inviato a Sandford, in campagna, perché talmente preparato da far sfigurare il resto del dipartimento. Dal suo arrivo cominciano a verificarsi molti casi di omicidio, ma l’unico disposto ad aiutarlo con le indagini sarà il collega pasticcione Danny Butterman (Frost).
A mio parere il più immediato e semplice da approcciare, anche perché riprende -senza minimamente nasconderlo- lo stile di quelle americanate che da decenni Italia uno ci propina nel weekend. Tipo chessò, Bad Boys o Point Break. La mia performance preferita di Nick Frost.
Genere poliziesco, Cornetto classico.
Guardato in due parti, a distanza di molti mesi l’una dall’altra. Grossissimo errore. Questo va gustato in un unico, ignorante boccone. Forse quello che mi ha fatto urlare più ‘NO!’, e indubbiamente quello che mi ha fatto ridere e piangere di più. L’ultima mezz’ora è sorprendente.
La trama in 3 righe: Nicholas Angel (Pegg) è un poliziotto di Londra che viene inviato a Sandford, in campagna, perché talmente preparato da far sfigurare il resto del dipartimento. Dal suo arrivo cominciano a verificarsi molti casi di omicidio, ma l’unico disposto ad aiutarlo con le indagini sarà il collega pasticcione Danny Butterman (Frost).
A mio parere il più immediato e semplice da approcciare, anche perché riprende -senza minimamente nasconderlo- lo stile di quelle americanate che da decenni Italia uno ci propina nel weekend. Tipo chessò, Bad Boys o Point Break. La mia performance preferita di Nick Frost.
Genere poliziesco, Cornetto classico.
![]() |
| Danny (Frost) e Nick (Pegg) si gustano il loro Cornetto |
The World’s End (2013)
Mi trovavo a Dublino nel weekend di apertura di questo film, e ho dovuto fare uno sforzo non indifferente per non cedere alla tentazione di fiondarmi nella prima sala cinematografica aperta. Col senno di poi ho fatto bene a resistere, perché la mia comprensione del british english non è buona quanto vorrei che fosse, ma non posso non lamentarmi del trattamento che gli è stato riservato qui in Italia: uno spettacolo serale al giorno, per una settimana, in un pugno di cinema a Milano. Shame on you Italy, shame on you.
La trama in 3 righe: lo scapestrato Gary King (Pegg) riunisce la vecchia gang delle superiori per portare a termine il Miglio dorato, un’impresa fallita molti anni prima che consiste nel bere una pinta di birra in ciascuno dei 12 pub della loro città natale. Però la città è stata invasa dagli alieni.
È l’ultima, gloriosa fatica, ed è proprio il caso di dire che si chiude in bellezza. Probabilmente il più maturo dei tre, capace di fondere leggerezza, azione e riflessione in 109 minuti di film che sembrano molti di meno. Un cast eccezionale che oltre ai soliti Pegg (nel suo personaggio più riuscito, secondo me) e Frost annovera il celeberrimo (e ricorrente) Martin Freeman, Paddy Considine (anche questo già visto) e Eddie Marsan (a me sconosciuto fino a questo film, lo ammetto).
L’ispirazione per questa pellicola è stata la sensazione del ritornare nel proprio paesino di provincia e notare l’espandersi silenzioso della globalizzazione che il capelluto Wright ha provato ritornando a Wells, sua città natia, dove è stato girato Hot Fuzz.
Genere fantascientifico, Cornetto alla menta e gocce di cioccolato.
Mi trovavo a Dublino nel weekend di apertura di questo film, e ho dovuto fare uno sforzo non indifferente per non cedere alla tentazione di fiondarmi nella prima sala cinematografica aperta. Col senno di poi ho fatto bene a resistere, perché la mia comprensione del british english non è buona quanto vorrei che fosse, ma non posso non lamentarmi del trattamento che gli è stato riservato qui in Italia: uno spettacolo serale al giorno, per una settimana, in un pugno di cinema a Milano. Shame on you Italy, shame on you.
La trama in 3 righe: lo scapestrato Gary King (Pegg) riunisce la vecchia gang delle superiori per portare a termine il Miglio dorato, un’impresa fallita molti anni prima che consiste nel bere una pinta di birra in ciascuno dei 12 pub della loro città natale. Però la città è stata invasa dagli alieni.
È l’ultima, gloriosa fatica, ed è proprio il caso di dire che si chiude in bellezza. Probabilmente il più maturo dei tre, capace di fondere leggerezza, azione e riflessione in 109 minuti di film che sembrano molti di meno. Un cast eccezionale che oltre ai soliti Pegg (nel suo personaggio più riuscito, secondo me) e Frost annovera il celeberrimo (e ricorrente) Martin Freeman, Paddy Considine (anche questo già visto) e Eddie Marsan (a me sconosciuto fino a questo film, lo ammetto).
L’ispirazione per questa pellicola è stata la sensazione del ritornare nel proprio paesino di provincia e notare l’espandersi silenzioso della globalizzazione che il capelluto Wright ha provato ritornando a Wells, sua città natia, dove è stato girato Hot Fuzz.
Genere fantascientifico, Cornetto alla menta e gocce di cioccolato.
![]() |
| Dai, ormai lo sapete chi sono. Qui si chiamano Andy e Gary |
Se state cercando dei film ignoranti, superficiali, e che vi facciano passare un paio d’ore in spensierate risate, cercate altrove -non vi sto giudicando, io sono la prima che appena ne avrà la possibilità correrà a vedere Machete Uccide, eh-. Se invece quello che desiderate è una sana dose di umorismo, ottima recitazione, qualche lacrima e tanti, tanti pub, questo è ciò che fa per voi. E se potete guardatelo in lingua originale, Simon Pegg diventa ancora più irresistibile. Sì, ho una cotta enorme per Simon Pegg e non me ne vergogno.
Azione, amore, amicizia, bromance, wrestling, omicidi, zombie, alieni, sangue, pistole, musica, accento inglese, gelato, birra. Cosa volete di più?
Iscriviti a:
Post (Atom)








